Il Rischio Diga

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Il lago di Santa Luce è situato nel territorio dell’omonimo Comune, nella parte centro occidentale della Provincia di Pisa. Si tratta di un bacino artificiale, realizzato dalla società Solvay a fine anni ‘50, mediante sbarramento in terra del corso del fiume Fine a circa metà del suo corso.

Le aree a rischio a valle dello sbarramento ricadono nei Comuni di Castellina Marittima e Santa Luce in Provincia di Pisa e nel Comune di Rosignano Marittimo nella Provincia di Livorno.

Il bacino imbrifero sotteso dalla diga è di circa 40 km2 ed è soggetto ad un regime pluviometrico con minimi di precipitazione nella stagione estiva giugno-luglio e massimi nel periodo ottobre/novembre, con punte di 135 mm di pioggia mensili, e medie annue di precipitazioni che si aggirano attorno ai 900 mm.

Tuttavia non è tanto la quantità media di piogge che desta preoccupazione, ma è l’aumento della tendenza al ripetersi di fenomeni parossistici di carattere locale caratterizzati da notevole intensità concentrati nel tempo. Tali eventi sono meno prevedibili nel tempo ed al contempo hanno effetti quasi sempre disastrosi, per l’intensità che si sviluppa in maniera spesso improvvisa.

Dal punto di vista geomorfologico la presenza del lago determina un’alterazione degli equilibri del sistema fluviale e morfogenetico della vallata, con effetti che si ripercuotono sia a monte che a valle dell’invaso.

Il rallentamento della corrente in corrispondenza dell’invaso causa l’ampliamento delle conoidi terminali dei corsi d’acqua nel lago, determinando una perdita di capacità dell’invaso, e rallentamenti negli apporti detritici alla costa. Inoltre sul bordo Ovest della valle attorno al lago, caratterizzato da versanti a maggiore pendenza, le frequenti escursioni del livello idrostatico del lago stesso, favoriscono diffusi fenomeni di erosione delle sponde e l’innesco di movimenti franosi rotazionali costieri.

A valle dello sbarramento invece si concentrano i rischi dovuti alla presenza di una massa d’acqua che se tracimasse potrebbe creare gravi danni e vittime in tutta la vallata del fiume Fine fino alla foce alterando in vario modo la morfologia valliva.

Il tratto a valle della diga è caratterizzato da un alveo ad andamento meandriforme che si sviluppa in direzione pressoché occidentale fino alla confluenza con il torrente Savalano posta in destra orografica poco a valle della Stazione FS di Santa Luce, ad una distanza dalla diga di circa 2 km.

Successivamente la valle assume direzione approssimativamente N-S per circa 4 km fino alla stretta del Poggio Iberna, da cui il fiume esce pun­tando, in prevalente direzione SO, allo sbocco nel Mar Tirreno, in prossimità dell’abitato di Rosignano Solvay. Lo sviluppo complessivo dell’asta fluviale dalla diga di Santa Luce fino all’estuario è pari a circa 12 km.

In base alla pendenza del fondo alveo si possono distinguere i seguenti tratti:

tratto tratto tratto
Andamento E-O N-S prima NE-SO e poi O-E
Da – a diga – T. Savalano T. Savalano – T. Pesciera T.Pesciera – mare
Lunghezza km 2.1 5.5 7.0
Pendenza % 0.33 0.28 0.16

Lungo i primi 2500 m a valle della diga, fino alla confluenza con il torrente Savalano, l’incisione valliva è inserita in un ambito collinare omogeneo e l’alveo occupa il piede di tali rilievi.

In prossimità della confluenza con il torrente Savalano il fondovalle si allarga e il fiume, dopo una svolta quasi di 90° da andamento E-O ad andamento N-S, si dispone al centro della piana alluvionale, creata dai depositi del Fine e del Savalano, scorrendo con andamento pressoché rettilineo. La valle si presenta dunque con il fondo di larghezza fino a 700 m occupato dalle alluvioni e inciso dall’asta fluviale e con i fianchi delimitati da rilievi collinari, più dolci in sinistra, più severi in destra.

Tale conformazione si mantiene per circa 4 km fino alla sezione del Poggio Iberna ove il fiume si incassa in una stretta lunga circa 500 m e larga un centinaio. A valle di tale particolarità morfologica, il fiume riprende il suo corso, inizialmente con andamento rettilineo, quindi più a valle con andamento meandreggiante fino alla foce. Il tratto si sviluppa su terreno alluvionale e risulta inizialmente delimitato da poggi Collinari dalle forme dolci che, verso il mare, lasciano il posto alla piana costiera. Il reticolo degli affluenti nel tratto a valle della diga è costituito da numerosi fossi e torrenti che provengono dalla colline circostanti. In sponda destra, oltre al già ricordato torrente Savalano,  esistono numerosi rii provenienti dalla cinta di colline che fa capo a Rosignano M.mo (si ricorda il Botro della Giunca). In sponda sinistra si ricordano il Torrente Lespa, il Torrente Pesciera, il Botro del Gonnellino e il Rio Ricavo. La valle è occupata da alcune frazioni abitate e capannoni industriali e numerose case sparse; trattasi in generale di case coloniche presenti lungo buona parte del percorso, ad eccezione del primo tratto (fino alla Stazione FS di Santa Luce) e del tratto nella stretta di Poggio Iberna, i quali non sono interessati da nessun insediamento.

Nel tratto terminale il F. Fine lambisce, in sponda destra la zona industriale di Rosignano Solvay cioè lo stabilimento della Solvay Chimica Italia SpA.

Il Fiume Fine inoltre interferisce con le seguenti strutture:

  • la linea FS Pisa-Cecina che percorre il lato sinistro orografico della valle dalla confluenza con il torrente Savalano fino alla foce, costeg­giando il fiume, per circa 12 km, su rilevato, ad una distanza media di circa 200 m dall’asse fiume; poco a monte della confluenza del torrente Savalano, detta linea attraversa il Fine con un ponte ad arco a campata unica;
  • la linea FS Livorno-Roma che attraversa il fiume Fine in prossimità della foce con un ponte a travatura reticolare in acciaio di luce pari a circa 28 m.;
  • l’autostrada A12 Genova – Rosignano che segue la valle del fiume Fine da circa a circa 3 km dalla diga attraversando più volte il suo corso;
  • la strada statale SS 206 Pisana – Livornese che percorre la sponda destra del fondo valle dalla confluenza con il torrente Savalano per circa 5 km fino oltre la stretta di Poggio Iberna dove attraversa il fiume con due manufatti: uno più a monte che corrisponde all’attuale sede stradale e uno più a valle, oggi abbandonato, che appartiene al vecchio tracciato;
  • la strada statale SS 1 Aurelia che con l’attuale tracciato, noto come “variante Aurelia Nord” attraversa la valle del Fine a circa 9.5 km dalla diga con un rilevato in terra, aperto in corrispondenza del corso d’acqua per una larghezza utile complessiva di circa 200 m mentre il vecchio percorso della SS 1 attraversa a circa 1 km dalla foce e corre parallelamente alla linea ferroviaria Livorno-Roma;
  • la strada provinciale SP 51 Rosignanina che attraversa il fiume nei pressi della Stazione di Santa Luce;
  • la strada provinciale SP 10 Traversa Livornese che lambisce il corso d’acqua in corrispondenza della stretta di Poggio Iberna;
  • la strada provinciale SP 12 Della Giunca in corrispondenza del bivio verso Rosignano Marittimo (km 4.5 dalla diga);

La rete viaria minore interseca talvolta il corso d’acqua per la maggior parte dei casi tramite guadi, e in 2 casi con ponti di rilievo: uno sito in località Col Sant’Elena (km 4.95 dalla diga) che presenta una luce libera di circa 23 m, e uno sito in località Polveroni sulla via per Rosignano (circa km 9.8 dalla diga) con cinque campate per una luce complessiva di 158 m.

Descrizione della Diga

Il serbatoio è stato realizzato sul finire degli anni cinquanta, mediante lo sbarramento del Fiume Fine e del Botro di Riseccoli in località Casacce, e collaudato nel 1960. La quota originaria dell’alveo era 33 m sml Il rilevato che costituisce il corpo diga è alto 23 m, ed è costituito da materiali sciolti in terra zonata.  Lo scarico di superficie è costituito da uno stramazzo in calcestruzzo con soglia fissa a quota 51 m slm, e con andamento planimetrico di lunghezza 110 m. Lo scarico di fondo è a luce verticale di sezione rettangolare 1,5 x 2 m con baricentro a quota di 36,50 m slm. La portata dello scarico di fondo è convogliata da una galleria sino alla vasca di smorzamento del sistema di scarico di superficie

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CARATTERISTICHE PRINCIPALI
Struttura Terra
Lunghezza 450,00 m
Altezza 23,00 m
Larghezza base 120,00 m
Larghezza coronamento 4,00 m
Quota coronamento 54, 50 m slmm
Coordinate GB centro coronamento X 1622242 – Y 4810750
Coordinate GB spalla dx coronamento X 1622134 – Y 4810950
Coordinate GB spalla sx coronamento X 1622325 – Y 4810544
Quota massima regolazione 51,00 m slmm
Volume Quota max regolazione 5,00 milioni mc
Superficie lago a quota max regolazione 1.05 kmq
Quota massimo invaso 52,60 m slmm
Volume utile quota max invaso 6,80 milioni


Il serbatoio, è adibito ad uso industriale e fornisce acqua allo stabilimento chimico Solvay di Rosignano (LI) attraverso una condotta di circa 12 Km.

Gli Scenari

Gli scenari su cui si basano le azioni del PEE della diga sono stati elaborati sulla base dello studio commissionato dalla società Solvay Chimica Italia Spa alla Geotecna Progetti SpA (1992) e delle perimetrazioni della aree a Pericolosità Idraulica P3 e P4 determinate dall’Autorità di Bacino Toscana Costa.

Lo studio mostra che l’apertura completa dello scarico di fondo, nel caso di alveo in secca, determinerebbe l’allagamento di tutti i guadi presenti sul corso del Fiume Fine, ma non porterebbe a rotture di argini. In considerazione di questo non sono state elaborate specifiche procedure per tale scenario.

In caso di alveo in piena l’apertura completa dello scarico di fondo non comporterebbe rilevanti incrementi della piena, e comunque in tal caso si ricade nell’ambito delle procedure previste, dai piani di Protezione Civile dei Comuni e delle Province, per il rischio idraulico.

Se le condizioni oggettive riscontrate sul territorio lo rendano necessario potranno essere applicate le procedure e gli elaborati sviluppati nel caso di collasso della diga ed illustrate nei paragrafi successivi.

Gli scenari entro i quali è prefigurabile il crollo della diga in terra di Santa Luce sono principalmente riconducibili ai seguenti casi:

  • carenze progettuali e/o costruttive;
  • eventi bellici o terroristici;
  • sifonamento;
  • tracimazione;
  • sollecitazioni sismiche.

Nel tracciare questo quadro sommario si è fatto riferimento anche all’ampia casistica di collassi registrati in un secolo di costruzioni sempre più numerose di dighe.

Esaminando in dettaglio i casi elencati, si osserva che la frequenza degli errori di esecuzione delle opere si è andata sempre più riducendo, a motivo dei più attenti controlli e delle maggiori conoscenze.

Per quanto riguarda specificamente la diga in esame, l’accurata indagine geognostica, l’estesa ed efficiente rete di controllo degli spostamenti sia del rilevato che delle sponde, ed, infine, il fatto che dal momento della sua entrata in esercizio non siano stati riscontrati problemi rilevanti, fanno ragionevolmente escludere le ipotesi di imprevisto geologico e di carenze costruttive.

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Lo sfioro

Se si accetta di esprimere la sicurezza dell’opera in termini di frequenza stimata dell’evento temuto, cioè della piena che possa dare luogo alla tracimazione della diga, occorre dire subito che a detta frequenza competono valori così remoti da sfuggire alle considerazioni pratiche, come testimoniato dal fatto che lo scarico di superficie, sviluppandosi completamente all’aperto, può assorbire portate ben maggiori della piena millenaria per la quale è stato dimensionato.

Sul rischio bellico e terroristico, al di là delle difficoltà di stabilire i limiti del potenziale distruttivo, si può osservare che la struttura in terra, con i notevoli spessori che comporta, offre una relativa resistenza nei riguardi delle rotture da esplosivo, tanto da non ritenere proponibile la rottura istantanea completa ma solo il collasso a partire da una breccia parziale sul coronamento della diga.

Il sifonamento, cioè l’erosione progressiva attraverso una via d’acqua in fondazione o nel corpo diga, rimane una delle cause più frequenti nei collassi finora registrati. Tuttavia il particolare meccanismo di generazione della breccia conduce però a collassi con evoluzioni temporali relativamente lente, dando così origine a “idrogrammi” di crollo, con picchi decisamente minori di quelli della tracimazione.

Per quanto concerne, infine, il rischio sismico occorre sottolineare l’ottimo comportamento delle dighe in terra nel sopportare le sollecitazioni sismiche senza gravi danni. Inoltre anche in questo caso l’eventuale formazione di fessure lungo il corpo diga può condurre a configurazioni che rientrano negli schemi di tracimazione e sifonamento visti in precedenza.

La tracimazione rimane, in definitiva, l’ipotesi più catastrofica nei riguardi dell’allagamento a valle, poiché implica picchi di portata e volumi globalmente mobilitati che non hanno confronto con altre ipotesi di rottura.

In tal senso, si è ritenuto doveroso, nella formulazione dell’ipotesi definitiva di crollo, adottare un criterio di giusta prudenza facendo riferimento al collasso per ipotetica tracimazione. D’altra parte le analisi di propagazione condotte in fase preliminare nei casi alternativi di sifonamento e crollo istantaneo e totale del rilevato hanno generato, nel complesso, condizioni di allagamento meno gravose.

Nel caso di tracimazione, viene ipotizzato che l’azione erosiva della lama d’acqua tracimante si sviluppi in due tempi: infatti è prevista prima un’erosione regressiva che dal paramento di valle retrocede fino al bordo di monte del coronamento, poi la formazione di una breccia che si approfondisce e si allarga fino a raggiungere una quota prefissata che, al limite, può coincidere con l’altezza della diga.

La forma della breccia dipende dalle caratteristiche geotecniche dei materiali costituenti la diga e dalla geometria della sezione tipo. In particolare, il modello simula una breccia inizialmente rettangolare, in cui successivamente l’inclinazione dei fianchi diminuisce e con l’avanzare dell’erosione, tende ad un valore di equilibrio. La forma definitiva è dunque trapezoidale e le dimensioni tengono conto della geometria della sezione longitudinale dello sbarramento.

Secondo lo studio Geotecna, effettuato attraverso algoritmi di calcolo che simulano il fenomeno di erosione e trasporto dei sedimenti, i tempi stimati tra il momento di inizio tracimazione e il momento in cui la breccia assume dimensioni tali da avere il picco max di portata in uscita è di circa 2,6 ore.

Occorre sottolineare che dal momento di inizio tracimazione la portata aumenta gradualmente e presumibilmente, quando si giunge al massimo di apertura della breccia e quindi anche di portata, le prime operazioni di evacuazione e i primi blocchi stradali dovrebbero a questo punto già essere in atto nelle aree più esposte. Infatti se la tracimazione avviene per cause meteorologiche (piogge) gli indicatori soglia delle fasi di allerta, allarme, e emergenza (livelli del lago stabiliti nelle procedure di intervento) saranno già stati superati da lungo tempo.

Diverso invece è il caso in cui la tracimazione avviene per fattori improvvisi poiché non esiste una gradualità nel fenomeno scatenante e neppure la possibilità di monitorarlo, le operazioni di salvaguardia, partiranno necessariamente dal momento in cui si verifica il danno provocato e se ne stima la sua possibile evoluzione sulla diga.

La propagazione dell’onda di sommersione è stata studiata considerando l’intera asta fluviale a valle della diga fino a mare per uno sviluppo di 12,5 Km. Il modello di calcolo considerato è di tipo unidimensionale, nel senso che tiene conto di una sola direzione del moto di propagazione dell’onda che è la direzione di massima velocità della corrente e non delle componenti perpendicolari a questa, ne tanto meno dei moti vorticosi.

Come è già stato accennato lo studio della propagazione di un’onda di sommersione viene comunemente affrontato ipotizzando che il fenomeno si sviluppi lungo il tratto vallivo con le caratteristiche di una vena fluida unidimensionale.

La realtà di norma si discosta da questo tipo di schematizzazione in quanto, oltre al moto nella direzione della linea di massima pendenza si presentano fenomeni di moti trasversali dovuti alla presenza di valli laterali, di restringimenti, di curve accentuate.

La schematizzazione unidimensionale fa rientrare il fenomeno di propagazione dell’onda nella categoria delle correnti lineari per le quali si ipotizza che, individuata una linea, detta “asse della corrente”, su ogni sezione trasversale siano trascurabili in ciascun istante e in ciascun punto del piano:

  • la componente della velocità parallela al piano in confronto con quella normale ad esso;
  • la componente dell’accelerazione parallela al piano rispetto all’accelerazione di gravità.

Il programma contiene inoltre alcuni parametri aggiuntivi che permettono di tenere conto di:

  • la sinuosità dell’alveo;
  • la scabrezza del fondo;
  • l’espansione e contrazione delle sezioni attraversate dal flusso.

Nel caso in studio tali opzioni del programma sono state impiegate per simulare la presenza di ponti e rilevati che costituiscono dei potenziali ostacoli al flusso dell’acqua nell’alveo.

ponte della Superstrada sul Fine

ponte della Superstrada sul Fine

La descrizione di tali manufatti richiede alcuni dati geometrici caratteristici quali:

  • luce del ponte, eventualmente variabile in funzione della quota;
  • coefficiente di contrazione del flusso che tiene conto della presenza di pile e/o di ostacoli al flusso;
  • dimensioni longitudinali e trasversali dell’impalcato e del rilevato in funzione delle altezze dal fondo.

Tali elementi, ricavati dal rilievo topografico effettuato dalla Geotecna, sono stati utilizzati nelle analisi per simulare la presenza dei tre principali manufatti presenti a valle della diga di Santa Luce:

  • ponte ad arco (Stretta di Poggio Iberna) (progr. 5,79 km)
  • viadotto variante Aurelia (progr. 8,40 Km)
  • rilevato ferroviario   (progr.11,60 Km)

Le progressive di cui sopra sono misurate sulla linea teorica di massima velocità della corrente e calcolate a partire dall’area di imposta della diga.

La luce del ponte sulla ferrovia è stata aumentata rispetto alla reale situazione per tener conto della presenza dei numerosi attraversamenti presenti nel rilevato ferroviario (che sono stati tutti individualmente rilevati). Pertanto la luce assunta nel calcolo è quella cumulativa di tutti i sottopassi presenti oltre ché quella del ponte FS sul Fiume Fine.

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estratto tav. 1

Nella Tavola qui a fianco (estratto TAV 1 del Piano) sono rappresentate le aree sommerse dall’onda di piena ipotizzata, derivante dal modello numerico applicato dalla società Geotecna, e le aree a pericolosità idraulica P3 e P4 del PAI Toscana Costa.

Le due aree spesso coincidono, dove questo non accade si considera per lo scenario la copertura più ampia tra le due. In questo modo si è voluto tener conto della eventualità che al momento del collasso il sistema fluviale non sia completamente in secca ma anzi sia sede di un deflusso piuttosto consistente per cause naturali. L’area risultante non corrisponde allo scenario che si avrebbe con la somma volumetrica dei due eventi cioè un collasso totale della diga in una situazione di massima piena per cause naturali già in atto.

Tale evento è da considerarsi un caso estremo la cui probabilità di verificarsi è da considerarsi molto bassa e la cui modellazione sarebbe difficile data la scarsità di conoscenze, sui volumi prevedibili e sui tempi di corrivazione dei vari bacini secondari interessati.

Inoltre gli indicatori scelti per l’attivazione del servizio di emergenza sono tali che in una condizione meteorologica così avversa, la macchina di prevenzione sarebbe attiva molto tempo prima del verificarsi della tracimazione e potrebbe garantire il controllo della situazione, monitorando i fenomeni e agendo sul territorio di conseguenza, secondo le procedure descritte nel piano.

Le aree soggette ad allagamento data la conformazione della valle e le proporzioni dell’onda, si estendono sull’intero fondovalle fino alle pendici dei rilievi, ed in corrispondenza delle confluenze e delle zone di pianura l’area allagata può superare i 2000 metri di larghezza. Esse comprendono sia l’alveo dell’asta fluviale, sia le zone circostanti ove possono determinarsi allagamenti. Tali aree ospitano insediamenti umani, attività economiche di vario tipo: commerciale, industriale, agricola, e tutte le annesse infrastrutture.

I battenti variano tra 3 e 13.,5 metri circa di altezza, rispetto al fondo dell’alveo. Nell’area di foce il battente risulta essere nell’ordine del metro per un fronte pari a circa 1800 – 2000 m. In prossimità dell’area occupata dallo stabilimento Solvay di Rosignano Solvay (posta in sponda destra a circa 10 Km dalla diga lungo l’asse di calcolo) l’onda si presenta con battenti massimi dell’ordine di 7 m rispetto al fondo alveo, pari a circa 2,5 m rispetto al piano di campagna. Tale altezza d’acqua lascia prevedere l’interessamento di parte del complesso industriale per una fascia di circa 500 m a partire dal lato fronte-fiume.

La portata viene laminata durante il percorso dalla diga al mare passando da un picco di circa 5500 mc/s a valori nell’ordine dei 2000 mc/s presso la foce.  Le velocità del fronte d’onda risultano nel caso con scabrezze maggiori nell’ordine dei 2-3 m/s lungo la maggior parte del tratto vallivo. Picchi fino a 7 m/s sono raggiunti in corrispondenza dei restringimenti dovuti ai manufatti , e alle strette morfologiche. In zona di foce si raggiungono velocità nell’ordine di 1-2 m/s.

La propagazione del colmo si sviluppa su circa 1 ora e 54 minuti nell’ipotesi di scabrezza minore e su circa 2 ore e 6 minuti con scabrezza maggiore nel calcolo, presentando uno sfasamento, alla foce, di 12 minuti.

I Livelli di emergenza

I livelli di emergenza previsti dal PEE sono attivati dalle comunicazioni del gestore della diga (Società Solvay Chimica Italia SpA) dell’inizio delle diverse fasi previste dal DPC.

Fasi di Allerta DPC Livelli di Emergenza PEE
Vigilanza Ordinaria ATTENZIONE
Vigilanza Rinforzata ALLERTA
Allarme di Tipo 1 PREALLARME
Allarme di Tipo 2 ALLARME

Le diverse fasi di allerta del DPC possono iniziare, e conseguentemente anche i diversi livelli emergenza del PEE possono essere attivati, direttamente o saltando le fasi precedenti nel caso che ne ricorra la necessità in relazione all’insorgere di specifiche condizioni riportate nel DPC.

Il gestore della diga è tenuto, secondo quanto previsto dal DPC, a comunicare, via fax e verificare telefonicamente l’avvenuta ricezione, l’inizio delle diverse fasi di allerta ai seguenti soggetti:

  • Ufficio Territoriale del Governo di Pisa
  • Ufficio Territoriale del Governo di Livorno
  • Provincia di Pisa / Servizio Difesa del Suolo e Protezione Civile
  • Provincia di Livorno / Servizio Difesa del Suolo e delle Coste e Protezione Civile
  • Centro Intercomunale Bassa Val di Cecina
  • Comune di Castellina Marittima (PI) / Sindaco
  • Comune di Rosignano Marittimo (LI) / Sindaco
  • Comune di Santa Luce (PI) / Sindaco
  • Ufficio Tecnico per le Dighe di Firenze

 

PROCEDURE E ATTI COMPORTAMENTALI

(riportiamo solo quelle dell’allarme Tipo 2 senza preavviso che è quello con minori possibilità di accadimento, ma con maggiore pericolo per la popolazione)

Nel caso in cui giunga, dall’ente gestore della diga, la comunicazione dell’inizio della fase di Allarme di Tipo 2 senza preavviso o saltando alcune delle fasi, sono previste, anche in assenza di una struttura di comando e controllo pienamente funzionante, una serie attivazioni e azioni “automatiche” da parte dei soggetti competenti territorialmente, atte alla salvaguardia della popolazione e dei beni.

In linea generale i diversi soggetti attuano “immediatamente” le procedure previste per le fasi precedenti se non già attuate e le seguenti:

Prefetture – UTG di Livorno e Pisa
1. Attivano il raccordo informativo con i diversi soggetti interessati.
2. Dispongono l’attivazione immediata dei cancelli stradali secondo lo schema riportato nell’allegato 7 del Piano .
3. Dispongono l’interruzione del servizio nelle tratte a rischio dei Servizi Essenziali di distribuzione (Energie elettrica, acqua, gas, ecc.) per territorio di competenza, secondo lo schema riportato nell’allegato 5 del Piano
4. Allertano le strutture sanitarie.
5. Attivano la Sanità Pubblica Veterinaria U. F. Sanità Pubblica Veterinaria – Zona Bassa Val di Cecina dell’ASL 6 per provvedere all’immediato sgombero del bestiame dalle aree a rischio secondo quanto previsto dal “Piano di evacuazione di in caso di esondazione di corsi d’acqua presenti sul territorio”.
6. Informa i mass media sulla situazione in atto e i possibili sviluppi.

Forze dell’Ordine
1. Attivano il raccordo informativo con i diversi soggetti interessati.

Provincie di Pisa e Livorno
1. Attivano il raccordo informativo con i diversi soggetti interessati.
2. Attivano le aree di ammassamento previste, previste nell’allegato 8 del Piano.
3. Attivano i Coordinamenti Provinciali del Volontariato per far risorse necessarie (personale, torri faro, idrovore, ecc.) nelle aree di ammassamento previste dal piano di emergenza.
4. Attivano un canale informativo con la SOUP della Regione Toscana.

Centro Intercomunale Bassa Val di Cecina / Unione dei Comuni Colli Marittimi Pisani 
1. Attiva il raccordo informativo con i diversi soggetti interessati.
2. Attiva il Volontariato locale per lo svolgimento azioni previste dal piano di emergenza.
3. Supporta e coordina le azioni dei Comuni interessati.

Comuni interessati (Sindaci)
1. Attivano il raccordo informativo con i diversi soggetti interessati.
2. Dispongono lo sgombero immediato della popolazione civile dalle aree a rischio dei loro Comuni come previsto dai piani di evacuazione dell’allegato 9 del Piano
3. Dispongono lo sgombero immediate delle maestranze impegnate nelle attività produttive e agricole dalle aree a rischio dei loro Comuni come previsto dai piani di evacuazione dell’allegato 9 del Piano.
4. Attivano i centri di accoglienza nei loro Comuni, previsti nell’allegato 8 del Piano.

Il COM (Centro Operativo Misto)

Nel COM si insedierà una struttura di comando e controllo costituita in linea generale dai rappresentati, con ampia autonomia decisionale, delle Prefetture – UTG di Pisa e di Livorno, delle Provincie di Pisa e Livorno, del Centro Intercomunale  Bassa Val di Cecina, dell’Unione dei Comuni Colli Marittimi Pisani , e dei Comuni di Castellina Marittima, Rosignano Marittimo, Santa Luce.

La sede del COM è prevista in Piazza del Mercato a Rosignano Solvay presso il comando della Polizia Municipale del Comune di Rosignano M.mo.

Per informazioni:

Centro Intercomunale Bassa val di Cecina:   0586724267 -0586724451 – mail protezionecivile@comune.rosignano.livorno.it

Provincia di Pisa – Servizio Protezione Civile: 050929578

Provincia di Livorno – Servizio Protezione Civile: 0586800000

Prefettura UTG di Pisa: 050549511

Prefettura  UTG di Livorno: 0586235111

Vigili del Fuoco: 115

Sala Operativa Regione Toscana: 05532684

Centralino H24 Protezione Civile Comune di Rosignano M.mo c/o ANPAS Rosignano: 0586792929

Unione dei Comuni “Colli Marittimi Pisani” convenzionata con ANPAS Castellina  050/695098 Cell. 335-6145814

Comune di Santa Luce 050684920